Dal rischio di perdere 8 milioni del PNRR alla procedura di infrazione UE: la mobilità sostenibile diventa un caso internazionale
La vicenda delle ciclovie palermitane, già segnata da ritardi, varianti improvvisate e scelte amministrative difficili da spiegare, compie oggi un salto di scala: la Consulta della Bicicletta ha chiesto ufficialmente di essere audita dalla Commissione Europea nell’ambito della procedura di infrazione 2025_2187, aperta contro l’Italia per il mancato rispetto della direttiva sulla qualità dell’aria.
Palermo soffoca: “continui e gravi sforamenti dei parametri di inquinamento”
Nel documento inviato alla Commissione, la Consulta ricorda che la procedura di infrazione riguarda anche Palermo per i “continui e gravi sforamenti dei parametri di inquinamento” registrati in città. Una parte significativa di questi sforamenti è attribuita “all’eccessivo numero di automobili che circolano nella città di Palermo”, un dato che conferma ciò che Mobilita Palermo denuncia da anni.
E mentre l’Europa chiede aria pulita, il Comune continua a litigare con le ciclovie.
Ciclovie in stato “drammatico”: incuria, violazioni e manutenzione inesistente
La Consulta fotografa una situazione impietosa: la stragrande maggioranza delle ciclovie versa in condizioni “drammatiche… alle cui carenze progettuali si aggiungono incuria e mancata manutenzione”. A ciò si aggiunge la violazione quotidiana delle aree pedonali e ciclabili da parte dei veicoli a motore, che “svuotano questi luoghi della loro funzione di spazi di aggregazione sociale”.
In questo contesto, la scelta dell’Amministrazione di bloccare o modificare le nuove ciclovie finanziate dal PNRR appare ancora più incomprensibile.
Il rischio PNRR: quasi 8 milioni in bilico
La Consulta ribadisce che, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, è concreto il rischio di perdere il finanziamento PNRR da € 7.964.945,00, con scadenza fissata al 30 giugno 2026. Un progetto definito “di fondamentale e strategica importanza” per dotare Palermo di una rete ciclabile degna di una città europea.
Eppure, nonostante l’urgenza, i cantieri procedono a singhiozzo, tra varianti improvvisate e scelte che sembrano più orientate a evitare malumori privati che a rispettare gli impegni pubblici.
Il Comune alza bandiera bianca di fronte ai commercianti
Il documento della Consulta non lo dice esplicitamente, ma il quadro è chiaro: tra tutela dell’interesse pubblico e compiacere interessi privati, l’Amministrazione sembra avere una sorprendente capacità di assumere sempre la posizione più accomodante.
Una disponibilità così totale che ormai non stupisce più nessuno.
I richiami ignorati e la richiesta di audizione a Bruxelles
La Consulta ricorda che le proprie istanze sono rimaste senza riscontro da parte del Comune. E così, dopo mesi di silenzi, ritardi e scelte discutibili, arriva la decisione: chiedere un’audizione diretta alla Commissione Europea.
Un gesto forte, che sottolinea la gravità della situazione: Palermo non solo rischia di perdere milioni di euro, ma rischia anche di essere richiamata dall’Europa per non garantire ai cittadini il diritto a respirare aria pulita.
Una città che merita di meglio
La richiesta di audizione alla Commissione Europea è un segnale inequivocabile: la mobilità sostenibile a Palermo non è più solo un tema locale, ma un problema europeo.
E mentre la città soffoca tra smog, traffico e cantieri bloccati, l’Amministrazione continua a muoversi con una leggerezza che lascia attoniti.
Forse, questa volta, da Bruxelles arriverà quella fermezza che a Palermo manca da troppo tempo.

Il problema non è soltanto progettare e costruire nuove piste ciclabili ma rendere utilizzabili quelle esistenti. Basta percorrere una pista ciclabile per rendersi conto che scegliere la bici come mezzo di trasporto è un impresa ….”impossible” .
Una pista ciclabile mal progettata, abbandonata, occupata , piena di buche , frequentemente interrotta e percorsa anche da moto, bici elettriche e da monopattini non convince nessuno: anzi rafforza l’idea che spostarsi in bici sia una scelta per pochi temerari più che una reale alternativa di mobilità per molti.
Se la bici e i mezzi pubblici devono diventare in futuro la principale alternativa all’ auto, in queste condizioni, ogni promessa di transizione ecologica e di mobilità dolce rischia di restare un utopia .
Poco servono le audizioni o le procedure europee
giusto denunciare le inadempienze e lo spreco di denaro e di tempo dei nostri amministratori in tema di piste ciclabili. sono queste le cose di cui la commissione europea dovrebbe occuparsi. essere un garante dei diritti dei cittadini. al momento, ahimè, sempbra molto più impegnata a preparare la guerra! spero che la consulta delle biciclette la possa distrarre da questo sciocco e pericolosissimo intento.
Bene che si facciano le piste ciclabili, bene che si spenda fino all’ultimo centesimo dei fondi comunitari assegnati alla nostra città e alla nostra regione. Due cose: credo sia imperativo pretendere che ogni pista realizzata sia dotata di cordolo di protezione e di opportuno sistema di sorveglianza lungo tutto il percorso, sì da stanare immediatamente le teste di cazzo che con lo scooter la usano come corsia preferenziale oppure come area parcheggio come accaduto proprio nell’appena realizzata via De Gasperi. Bene che i consiglieri, comunali e di circoscrizione, che intendano fare attività politica facendo i paraculi sulle ciclabili vengano ostracizzati alle prossime elezioni.
Le dichiarazioni di ieri di Lagalla e Carta non sono un caso, sono la naturale conseguenza della richiesta portata avanti dalla Consulta della bicicletta alle istituzioni europee. E’ oltremodo necessario, giusto perché la cittadinanza non ha torto su questo punto, pretendere che Maurizio Carta e i suoi uffici a distanza di 4 anni si rompano il culo per realizzare questi parcheggi di interscambio ché a scrivere piani lasciati a se stessi non è utile a nessuno. Ci sono 50 milioni di euro circa che la Regione ha assegnato a Palermo, già dal 2020 in realtà, che Carta aveva scelto di spendere per il parcheggio De Gasperi e non si sta facendo assolutamente niente. Ora, come non si fa a non essere lungimiranti visto che si sta spingendo forte per lo stadio? Come si fa a non accelerare su tram, ciclabili e parcheggi?
Bene la richiesta di audizione presso la UE, così come ogni passo atto a portare le cose nella direzione di una riduzione del traffico privato, in particolare dei veicoli a combustione sia a quattro che a due ruote.
Senza tuttavia un’azione operativa di controllo (pattugliamento continuo e rimozione dei veicoli parcheggiati) anche la rete di piste ciclabili migliore a Palermo rimarrebbe vittima di quegli stessi comportamenti incivili che già adesso ne diminuiscono la funzione.
Purtroppo – e non solo rispetto alla questione piste ciclabili – non si vede un’inversione di tendenza di quella tolleranza della violazione delle regole – sosta selvaggia, venditori abusivi della qualunque, motorini elettrici che sfrecciano ovunque, sporcizia a livelli sempre maggiori, per non parlare che delle cose più evidenti – che è diventata uno dei segni distintivi dell’identità urbana di Palermo.
Ciò che appare visibile anche ai ciechi è la mancanza di sistema. Costruire il ponte sullo Stretto senza, in parallelo, costruire e ricostruire viabilità non è sistema. Pensare alla ristrutturazione dello stadio senza ripensare per l’attuale e le future generazioni al miglioramento e alla sicurezza della viabilità è da improvvisazione politica. La città non è fatta da compartimenti stagni ma da aree che sono in comunicazione continua. Ed in questo le ciclovie (ricordo che qui si parlava anche del collegamento da parco Turrisi a Monreale) sono elementi di comunicazione che allegeriscono la città dallo smog, i cittadini dalla prevaricazione stradale e gli ospedali dalle vittime della strada. A quando un intervento serio, vero e organico?
Leggo di cittadini che protestano per la costruzione delle piste ciclabili perché tolgono i parcheggi, bloccando i cantieri.
A Bruxelles dovrebbero capire che i panormosauri non vogliono il diritto all’aria pulita, vogliono il parcheggio sotto la porta.
Ognuno ha quel che si merita